Introduzione

Bione è un piccolo paese, in provincia di Brescia, nella media Valle Sabbia, non lontano dal lago d’Idro e dal lago di Garda. 1369 abitanti insediati su una superficie prevalentemente montuosa che si estende per 17 chilometri quadrati, ad un’altitudine di 600 metri. località della Valle Sabbia, posta a 600 metri sul livello e domina la soleggiata Conca d’Oro. Il territorio è prevalentemente montuoso e tocca il picco più alto con i 1270 metri di Cima Prealba. Bione si divide in molteplici frazioni: la Pieve, sede municipale, San Faustino, Bersenico di Sopra e di Sotto, Navezze, Dossolo e Morcherane.

È un paese intrinseco di storia: la frequentazione inizia sicuramente nel terzo millennio avanti Cristo, come testimoniano gli scavi della Corna Nibbia, ha una sua importanza in età Longobarda, con la figura del gastaldo Abono – forse a lui si deve l’origine del nome -, ed ha un ruolo prominente nella amministrazione del territorio circostante e nella vita religiosa, come suggerisce la dedica all’Assunta della chiesa principale ed il fatto che venga dichiarata chiesa Pievana. Alterne fortune ha poi sotto la dominazione Veneta prima e Francese poi. 

Questa importanza si riflette anche in campo artistico: sette sono le chiese sparse sul territorio, di cui le più importanti la già citata Pieve e la chiesa dei Santi Faustino e Giovita, ma ricordiamo San Bernardo, San Vigilio, San Rocco, la Madonna della Neve e quella della Rupe. Innumerevoli sono le santelle, anche se il capolavoro è la cinquecentesca facciata di Palazzo Ghirardi, meglio conosciuta come casa degli angeli o degli amorini, per le figure che la decorano. Rilevante la figura del pittore bionesi Massimo Riccobelli, anche se le personalità più importanti che a Bione operano sono il Bagnatore e soprattutto Giacomo Ceruti detto il Pitocchetto.

La vocazione agricola e pastorale di Bione, che nell’Ottocento e fino alla metà del secolo scorso era centro di produzione del daco da seta, del quale era riconosciuta la qualità della varietà autoctona “Galeta Bionina”, si è tramutata nel secondo dopoguerra in artigianato e industria di piccole medie dimensioni.

I Bionesi sentono molto il legame con la propria terra e le proprie tradizioni: partecipate sono le ricorrenze religiose – su tutte la festa di san Vigilio l’ultima domenica di giugno, e San Bernardo, terza domenica di agosto – e le feste associative, tramandati sono gli usi e i costumi e il folklore, come il gioco della bàla, ed infine radicata è la passione venatoria.

Ma Bione è stato anche luogo di villeggiatura: felicemente e malinconicamente si ricordano i tempi della colonia di “Ca Serena” quando i bambini della città venivano mandati a trascorrere le vacanze estive in questo luogo che conservava ancora un sentire bucolico, in contrapposizione ai frenetici ritmi imposti dalla città.

BIONE, IL TERRITORIO

Bione emerge come un insieme di elementi eterogenei, rocciosi, pietrosi, scoscesi, ma al tempo stesso vegetali, pratosi e boschivi. Le diverse fonti d’acqua, ma comunque di piccola entità, seguono le conformazioni della montagna. Il fattore temporale, nella sua ciclicità, gioca un ruolo fondamentale nella determinazione dei caratteri di questa natura: inverni rigidi, primavere tardive, estati fresche. Osservando una carta fisica, che mostra le quote principali del rilievo e la distribuzione dei suoi corsi d’acqua, appare evidente che il territorio di Bione corrisponde ad una sorta di “isola” naturale, separata dal cuore delle valli principali da alti monti ad occidente e altrove da profonde incisioni torrentizie. La distribuzione dei torrenti principali e la forma geometrica degli avvallamenti che li alimentano, suggeriscono che di recente l’intero complesso di rocce sia stato sollevato e inarcato generando una lunga piega orientata all’incirca est-ovest. Il tutto costituisce una netta increspatura degli ammassi rocciosi simile a quella che si forma quando un’onda oscillando sporge fra due opposte depressioni del livello dell’acqua. È probabile che il sollevamento geologico e l’azione successiva di modellamento del paesaggio, compiuto in prevalenza dalle acque piovane e dai corsi d’acqua, risalgono ad epoche abbastanza recenti (qualche milione, o al più, poche decine di milioni di anni fa). Nel territorio di Bione compare inoltre un importante sistema di fratture che intersecano quasi trasversalmente la grande piega. Queste fratture non sono pure e semplici spaccature della roccia, ma superfici lungo le quali blocchi di grandi dimensioni si sono spostati attivamente gli uni rispetto agli altri. Un fatto piuttosto interessante è che lungo di esse affiorano qua e là rocce di natura particolare, che si distinguono con facilità sul terreno per il loro aspetto granuloso e anche per il modo che hanno di alterarsi -l’acqua piovana talvolta le disfa formando una specie di sabbia grigio-giallognola. Le rocce in questione, che i geologi chiamano porfiriti, hanno un’età rispettabile e la loro origine è insolita: si sono formate circa 230 milioni di anni fa, in seguito all’azione eruttiva di vulcani ormai estinti. Sono lave e ceneri di antica data, forse anche soltanto tappi di lava che hanno ostruito i condotti dei centri vulcanici attivi in un territorio corrispondente all’odierna media Val Sabbia. La quasi totalità delle rocce presenti in queste zone è di origine marina. La loro formazione risale ad un intervallo di tempo compreso all’incirca tra 240 e 215 milioni di anni dal presente, ad un periodo durante il quale, in quasi tutto il territorio oggi occupato dal rilievo delle Alpi, si estendeva un vasto oceano mai interamente scomparso. La natura dei materiali che allora si depositano sui fondali marini può essere riconosciuta studiando la composizione delle rocce che formano il sottosuolo delle Prealpi bresciane. Fanghi calcarei, dolomie, sabbie contenenti ceneri vulcaniche sono gli ingredienti più diffusi del rilievo di questa parte della Val Sabbia. In seguito, per effetto di lentissimi processi naturali, i sedimenti dapprima sciolti e intrisi d’acqua si sono trasformati in ammassi rocciosi stratificati di varia compattezza. Con il sollevamento delle Alpi – avvenuto molto più avanti nel tempo (60 – 70 milioni di anni) – essi hanno infine sopravanzato il livello degli oceani divenendo una catena montuosa, ripiegandosi e fratturandosi. Entro i limiti del comune di Bione, le rocce più recenti sono quelle che si elevano a occidente: sotto i compatti blocchi dolomitici è possibile che si celino strati più antichi e soffici contenenti gesso. Poiché le acque sotterranee lo disciolgono con facilità, la presenza di questo minerale, può rendere qua e là precaria la stabilità dei rilievi che lo ospitano. 

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